Judo Kodokan

Jigoro Kano

Nel 1897, il governo giapponese istituì una Scuola nazionale delle arti marziali, il Budokukai, presso il quale era praticato anche il Judo.

Questa scuola, nonostante si fosse sviluppata sotto l'egida di Kano divenne ben presto la grande rivale del Kodokan, rimanendo tale fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale, quando fu chiusa per volere delle truppe di occupazione americane.

Tra il 1902 e il 1905, Kano fu inviato per due volte presso il ministero dell'Educazione cinese, per esporre le proprie teorie.

Anche il Kodokan subì una profonda trasformazione, voluta dallo stesso Kano, modificando i propri statuti, che lo configuravano come un club privato, per poter diventare una società pubblica (1909).

Poco tempo dopo, Kano diventò il primo giapponese membro del Comitato Olimpico Internazionale; nonostante non considerasse il Judo come uno sport si batté affinché esso entrasse a far parte delle discipline olimpiche perché riteneva che in questo modo il Judo potesse avere la massima divulgazione e si augurava che anche gli altri sport si allineassero agli ideali proposti nel suo metodo.

Nel 1911, fu eletto presidente della Federazione Sportiva giapponese.

Tra il 1912 e il 1913, fu inviato per una nuova missione culturale, questa volta, però, in Europa e in America.

Nel 1915, creò la rivista del Kodokan e, nello stesso anno, ricevette dal re di Svezia la medaglia della settima edizione dei Giochi Olimpici per l'importanza del suo contributo a tale manifestazione.

Pochi anni dopo, oramai troppo vecchio per poter continuare a seguire molte cose contemporaneamente, abbandonò ogni carica pubblica per consacrarsi interamente al Judo.

Nonostante ciò, nel 1922, sedette alla Camera Alta e, nel 1924, fu nominato Professore onorario della Scuola normale superiore di Tokyo.

Nel 1928, partecipò ad una nuova assemblea generale dei Giochi Olimpici ed assistette agli stessi.

Nel 1928 e nel 1934 fu in Italia, e visitò i centri judoistici creati da Carlo Oletti.

Il 5 maggio 1938 morì sul piroscafo Hikawa Maru, che lo stava riconducendo in patria dopo l'ennesima assemblea generale del comitato olimpico, che stava organizzando le Olimpiadi in allestimento a Tokyo.

 
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